Hutong #3: Le proteste di Hong Kong
Dalla formula "Un Paese, due sistemi" alle proteste degli ultimi 10 anni: una raccolta di appunti e qualche idea su come approfondire.
Ciao, io sono Sara, e questa è Hutong: la rubrica di afilorefe che racconta un viaggio tra Hong Kong e Beijing.
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Oggi ci avviciniamo alla fine dell’anno facendo ordine tra gli appunti che ho preso a proposito delle proteste di Hong Kong.
Questo episodio non vuole essere una sintesi; piuttosto la definirei un possibile punto di partenza da cui mettersi in viaggio per conoscere meglio Hong Kong e le sue storie di resistenza.
In questa puntata:
Un Paese, due sistemi
Piccola cronistoria delle proteste
Una canzone: Glory to Hong Kong
Una storia: la libreria Hunter
Cosa leggere, cosa guardare
1. Un Paese, due sistemi
Quando abbiamo camminato per la prima volta tra le strade di Hong Kong (com’è stato? Ve lo raccontavo qui), era il 30 giugno del 2024. Il giorno dopo sarebbe stato il ventisettesimo anniversario della restituzione del territorio alla Cina, da parte del Regno Unito.
Nel lontano primo luglio del 1997, infatti, Hong Kong aveva ottenuto l’indipendenza dal colonialismo britannico: teoricamente, una conquista. E nella pratica?
Ci fu un accordo. Con la formula “Un Paese, due sistemi”, il governo cinese promise a Hong Kong l’autonomia per i cinquant’anni successivi al suo ritorno entro i confini nazionali. Questo avrebbe dovuto garantire al territorio libertà di espressione, di parola e di protesta.
In realtà, negli ultimi anni l’ingerenza cinese è diventata sempre più forte e la situazione è precipitata in modo drastico.
2. Piccola cronistoria delle proteste
Premessa
Come scrive Ilaria Maria Sala nel suo L’eclissi di Hong Kong:
È importante ricordare che la storia di Hong Kong è una storia di rifugiati, di persone scappate dalla Cina e dal Partito comunista che la governa ininterrottamente da settant’anni.
2014 | C’era un cartello giallo con una scritta nera
Il 23 ottobre del 2014 un gruppo di attivistə scala Lion Rock (la montagna simbolo di Hong Kong) e fissa alla roccia un gigantesco striscione giallo che, sventolando, dice: “I Want True Universal Suffrage”.
In quei giorni, Hong Kong viene attraversata da un’ondata di dissenso: è esplosa la “rivoluzione degli ombrelli”, un grande movimento di protesta giovanile che chiede a gran voce di poter votare liberamente, al riparo dalle interferenze di Pechino.

Si è trattato, di fatto, di un’occupazione di 79 giorni e 79 notti che ha paralizzato la città, ma non ha portato né a concessioni da parte del governo, né ad altri risultati concreti.
2019 | Una legge sull’estradizione
Nel 2019 il governo di Pechino annuncia una nuova legge sull’estradizione.
A marzo cominciano le proteste, a cui partecipano più di due milioni di persone. Attenzione: parliamo di due milioni su sette milioni di abitantə.
Il motto di chi manifesta è “be water!” (sii come l’acqua): un invito alla resilienza e alla creatività, preso in prestito da un famosissimo cittadino hongkongese: Bruce Lee.
Nella metropolitana di Yuen Long un vortice di violenza fa sprofondare Hong Kong in un grande trauma collettivo. Nell’arco di un anno, più di 10.000 persone vengono arrestate e tantissime altre fuggono.
Da allora, Hong Kong ha registrato la più grande ondata di emigrazione degli ultimi decenni e la forza lavoro si è ridotta di oltre il 5 per cento1.
2020 | Una legge imposta dall’alto (o, per meglio dire, dall’altrove)
Il 30 giugno del 2020 il governo centrale cinese impone la controversa Legge sulla sicurezza nazionale.
Come scriveva Gaia Perini su Human Security il 24 dicembre 2020:
La legge, tanto severa quanto vaga, prende di mira i reati di ‘sovversione’, ‘secessione’, ‘terrorismo’ e ‘collusione con le potenze estere’: quattro voci a ben vedere assai generiche, a cui si può facilmente ricondurre qualsiasi forma di attivismo politico, anche la più pacifica, quindi efficacissime nella repressione del movimento di protesta nato nella primavera del 2019.
2024 | Cinque categorie di reato in più: cinque categorie di libertà in meno
Quattro anni dopo, viene approvata una nuova legge sulla sicurezza, che prevede cinque categorie di reato in più rispetto a quella del 2020: tradimento; insurrezione; spionaggio e furto di segreti di stato; sabotaggio che mette in pericolo la sicurezza nazionale; sedizione e interferenza esterna.
Völker Turk, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, si è detto estremamente preoccupato, perché conquiste fondamentali come la libertà di espressione, la libertà di riunione pacifica e il diritto di ricevere e diffondere informazioni sono sempre più a rischio2.
Sempre nel 2024, a più di 1.400 giorni dall’arresto degli attivisti del gruppo dei “47 di Hong Kong”, è arrivata la condanna per 45 di loro con pene fino a 10 anni di carcere. Tutti colpevoli di «sovversione dei poteri dello Stato»3.
2025 | Il grande incendio della Wang Fuk Court e il processo a Jimmy Lai
A novembre, un complesso di case popolari di Hong Kong in cui vivevano circa 4.600 persone è stato divorato dalle fiamme: i morti sono almeno 150, a cui si aggiungono i feriti e i dispersi; più di 2.000 residenti sono rimasti senza casa.
Come scrive Ilaria Maria Sala,
La città è sconvolta, non solo perché si tratta di uno degli incendi più gravi della sua storia. Man mano che avanzano le indagini, infatti, ci si rende conto anche che la tragedia era del tutto evitabile e che gli stessi residenti avevano più volte denunciato che l’azienda appaltatrice dei lavori di ristrutturazione degli immobili, la Prestige Construction and Engineering, non stava rispettando le norme sulla sicurezza.
Le autorità locali si sono impegnate fin da subito perché la rabbia e il dolore non si trasformassero in manifestazioni di dissenso, reprimendo immediatamente qualsiasi voce contraria o tentativo di contestazione contro il governo.
Più meno nello stesso periodo, a dicembre, Jimmy Lai – imprenditore dei media e attivista per la democrazia di 78 anni, in carcere dal 2020 – è stato giudicato colpevole di “cospirazione per colludere con forze straniere” e di aver contribuito in maniera significativa all’organizzazione delle grandi proteste del 2019.
Si tratta di due eventi-simbolo dell’aria che si respira a Hong Kong oggi. Come riassume un articolo de Il Post:
I giornali un tempo liberi di Hong Kong sono stati chiusi o comprati da imprenditori cinesi o vicini al regime comunista cinese. Centinaia di attivisti sono stati arrestati. I partiti che chiedevano maggiore democrazia sono stati costretti a chiudere: l’ultimo, la Lega dei Socialdemocratici, ha annunciato il suo scioglimento. I suoi dirigenti hanno parlato di una «pressione politica immensa». Prima della Lega dei Socialdemocratici, a febbraio si era sciolto il Partito Democratico, e nel 2023 il Partito Civico: tutti e tre sono stati costretti a chiudere a causa degli arresti arbitrari e della repressione.
3. Una canzone: Glory to Hong Kong
Glory to Hong Kong (in cantonese: 願榮光歸香港; Yuhn Wìhnggwōng Gwāi Hēunggóng) è la canzone-inno che ha accompagnato le proteste fiorite nel 2019.
Questo è il testo della versione in inglese:
We pledge: No more tears on our land
In wrath, doubts dispell'd we make our stand
Arise! Ye who would not be slaves again
For Hong Kong, may Freedom reign
Though deep is the dread that lies ahead
Yet still with our faith on we tread
Let blood rage afield! Our voice grows evermore
For Hong Kong, may Glory reign
Stars may fade as darkness fills the air
Through the mist a solitary trumpet flares
Now, to arms! For Freedom we fight with all might we strike
With valour, wisdom both, we stride
Break now the dawn, liberate our Hong Kong
In common breath: Revolution of our times
May people reign, proud and free, now and evermore
Glory be to thee Hong Kong
4. Una storia: la libreria Hunter
Dal 2022 Leticia Wong gestisce la libreria Hunter a Sham Shui Po, uno dei quartieri più poveri di Hong Kong: qui si trovano libri considerati pericolosi, tra cui quelli che raccontano la storia delle proteste.
Si è dimessa dalla politica (era una consigliera) nel 2021, quando il governo ha chiesto a tutte le persone titolari di cariche pubbliche di giurare fedeltà alla Repubblica Popolare Cinese.
A maggio un articolo sul Ta Kung Pao [un quotidiano cinese] parlava di Wong e della sua libreria. “Le sue azioni anticinesi e foriere di caos a Hong Kong sono note da tempo a tutti”, si leggeva. “Dopo l’applicazione della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, non si è ancora pentita… Ha continuato a fare resistenza soft vendendo libri antigovernativi o conflittuali”.
Wong ci ride su: queste accuse hanno contribuito ad aumentare le vendite, dice. “Molte più persone vengono a comprare libri e a vedere se sono ancora viva”4.
Nel 2024 Wong ha organizzato una fiera per ospitare in uno spazio aperto e sicuro la rete delle librerie indipendenti di Hong Kong.
5. Cosa leggere, cosa guardare
Quattro libri
Per approfondire il discorso leggendo, ecco qui quattro libri (il primo fotografico, in inglese; gli altri scritti o tradotti in italiano) che ho trovato particolarmente utili e interessanti.
Lele Saveri (con testi di Joshua Wong), Hong Kong Barricades, Humboldt Books, 2019
Nell’ottobre del 2014 Lele Saveri si trova a Hong Kong quando migliaia di persone, guidate da un gruppo di studenti, scendono in strada contro la riforma elettorale: è cominciata quella che passerà alla storia come la rivoluzione degli ombrelli. Saveri è lì per caso, ma capisce subito di trovarsi di fronte a un evento storico. Si muove tra le strade, entra in contatto con le persone, scatta fotografie.
Joshua Wong, Noi siamo la rivoluzione. Perché la piazza può salvare la democrazie, Feltrinelli, 2020
Nella nuova epoca buia della democrazia, la lotta di Hong Kong per la libertà riguarda tutti. Questa è la storia coraggiosa di un giovane ribelle e di una intera generazione che si batte per i nostri diritti.
Inizia con una dedica: “A coloro che hanno perso la libertà battendosi per Hong Kong”.
Ilaria Maria Sala, L’eclissi di Hong Kong, add editore, 2022
Questo libro è stato scritto in un periodo di grande trauma collettivo e di crescente timore per il presente e il futuro di una città, o meglio, di un territorio che per decenni è stato la dimostrazione eclatante del tipo di società prodotto da una popolazione il cui pensiero è libero dalla propaganda e dal nazionalismo.
Louisa Lim, La città indelebile. Hong Kong tradita e ribelle, add editore, 2023
Per decenni, le narrazioni ufficiali hanno negato le radici di Hong Kong come luogo di rifugio e opposizione. La sua stessa identità è stata oscurata, prima dall’impero coloniale britannico e oggi dal governo cinese, attraverso forme di controllo e repressione che ne hanno soffocato l’aspirazione democratica. Louisa Lim, di padre cinese e madre inglese, ci porta alla scoperta di storie mai svelate prima, costruendo un’immagine di Hong Kong che ne restituisce finalmente la complessità e la forza.
Cinque cortometraggi e due documentari
E per comprendere meglio grazie alla forza delle immagini, tre video da cui partire.
Ten Years, 2015
Ten Years è un film antologico del 2015: una raccolta di cinque cortometraggi, ambientati in un futuro distopico, in cui la gente di Honk Kong è privata delle sue libertà e dei diritti umani più basilari.
Si chiude con una citazione dal Libro di Amos:
È un tempo malvagio. Cercate il bene, e non il male, affinché possiate vivere.
A questo punto, una scritta, "È già troppo tardi", svanisce e viene sostituita da: "Non è troppo tardi".
Hong Kong, Ga Yau, 2020
Hong Kong, Ga Yau è un documentario di 48 minuti girato e prodotto da Marco Di Noia, disponibile su Rai Play.
“Ga Yau” (in inglese “Add oil”) è un espressione cantonese comune a Hong Kong che significa: “Fallo!”. Si usa come incoraggiamento e si è diffusa a macchia d’olio durante l’ondata di dissenso del 2019, per esprimere sostegno tra le persone che manifestavano.
Revolutions of our time, 2021
Girato da Kiwi Chow, il documentario Revolution of our times racconta le proteste del 2019-2020: una testimonianza audio-visiva di cosa ha significato scendere in piazza di fronte alla brutalità della polizia.
Una lista di articoli
Per concludere, un elenco di articoli in ordine cronologico, che approfondiscono episodi e temi specifici.
How the umbrella became a symbol of the Hong Kong democracy protests | The Guardian | 29 settembre 2014
I simboli delle proteste di Hong Kong | Il Post | 30 settembre 2014
Hong Kong: origine e sviluppo della protesta | ISPI | 12 giugno 2019
L’aggressione in una stazione dei treni di Hong Kong | Il Post | 22 luglio 2019
La rivolta collettiva di Hong Kong | Internazionale | 21 agosto 2019
Come sono le proteste di Hong Kong viste da Hong Kong | Wired Italia | 31 agosto 2019
Le proteste di Hong Kong spiegate in 5 punti | AGI | 1 settembre 2019
Perché i manifestanti di Hong Kong continuano a manifestare | Amnesty International Italia | 1 ottobre 2019
La rivolta di Hong Kong | Zanichelli, Aula di Lettere | 16 gennaio 2020
Le promesse tradite di Hong Kong | Il Post | 1 luglio 2022
Hong Kong si prepara a una nuova repressione del dissenso | Internazionale | 9 agosto 2023
L’oasi delle librerie indipendenti, Hong Kong resiste alla censura | Domani | 10 maggio 2024
A Hong Kong sono stati condannati gli attivisti del movimento pro-democrazia | Wired | 19 novembre 2024
Silenced and erased, Hong Kong's decade of protest is now a defiant memory | BBC | 1 dicembre 2024
Il processo che racconta come è finita la libertà di Hong Kong | Il Post | 28 agosto 2025
L’incendio di Hong Kong si poteva evitare | Internazionale | 5 dicembre 2025
L’attivista di Hong Kong Jimmy Lai è stato dichiarato colpevole | Il Post | 15 dicembre 2025
Se vuoi aggiungere qualche preziosa tessera a questo grande mosaico, ti aspetto nei commenti. Se hai notato errori o semplificazioni, lo stesso.
A presto,
Sara
“Hong Kongers are bracing for an even wider clampdown on dissent”, The Economist, 12 agosto 2023.
Il discorso di Völker Turk è citato in: Anna Cicala, “L'Erosione dei Diritti Umani ad Hong Kong”, Centro di Ateneo per i Diritti Umani Antonio Papisca, 6 agosto 2024.
Serena Console, “Hong Kong: pene fino a 10 anni di carcere per i 47 pro democrazia”, Il Manifesto, 20 novembre 2024.
Cfr. nota 1.



I miei suoceri c’erano a tutte quelle proteste, poi nel 2021 hanno lasciato definitivamente Hong Kong 😢 mia suocera è venuta a mancare venti giorni fa ma il ricordo ce l’hanno censurato perché troppo politico. Chissà se e quando mai la famiglia di mio marito potrà tornarci!